PUNTO D'INCONTRO
AI CAPPUCCINI
   
 Via Felicia Rasponi 1,3,5 - 48100 Ravenna
Tel 0544-30022
E-mail: puntodincontrofrancescano
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 Quello che i giornali locali hanno scritto di
Leggiamo e parliamone insieme 2006-2005

 
      

Da “RisVeglio Duemila”, 29 aprile 2006


QUANTO PAGA LA GRATUITA'
di Giuseppe Vincelli
 

La penultima delle conversazioni del Punto d’incontro “Ai Cappuccini” (l’ultima si terrà il 10 maggio) mercoledì 12 aprile si è occupata della gratuità.”Paga la gratuità?” si chiedevano i pensatori dell’Antichità, come ha mostrato la rassegna proposta in apertura dalla prof.ssa Laura Montanari. Le antiche pratiche di beneficenza nelle città greche, che miravano a formare consenso e influenza a beneficio di alcuni cittadini autorevoli, hanno via via lasciato il posto alla filantropia sulla base di nuovi valori di umanità e di amore verso il prossimo, non tanto perché innati nella natura ma originati da senso di fratellanza, come poi affermerà chiaramente il messaggio cristiano.
La dottrina cristiana è stata illustrata da padre Dino Dozzi, direttore del Centro “Ai Cappuccini” e della Scuola Biblico-francescana di Reggio Emilia. Egli è partito dagli enunciati della Lettera ai Romani (“Tutti sono giustificati gratuitamente per grazia di Dio mediante la Redenzione”) e degli Atti degli Apostoli (“Nessuno tra loro era bisognoso”). La comunione con Dio riguarda la totalità degli uomini, purchè giusti questo per un atto di grazia gratuito e non come compenso di azioni compiute. Il Dio del Vangelo vede l’uomo peccatore ma lo giustifica e opera concretamente per la sua salvezza. Di questa è più Lui preoccupato che non gli uomini stessi, ma gli uomini possono esserne degni solo se sanno cogliere lo stile di Gesù. Va superata la dialettica del dare e dell’avere che spesso ci irretisce. Ecco che la gratuità di cui il Signore ci gratifica deve tradursi per noi in gratitudine e in gratuità verso gli altri. Ma allora, si chiede padre Dino, perché cadiamo in antinomie, quali quelle indicate dalle formule: “professione volontario” o “assistenzialismo senza umiltà”?
Il punto di vista laico è stato invece esposto dalla dott.ssa Laura Gambi, scrittrice e sociologa, direttrice della cooperativa Lybra e interessata ai fenomeni di immigrazione con particolare attenzione ai problemi femminili. Ella ha rilevato che, poiché la gratuità deve essere volontaria, si scopre una certa ambiguità nel volontariato, che da un lato significa altruismo e dall’altro sottintende aspettative dai beneficiati. Il conferimento del dono avviene infatti attraverso i tre momenti del dare, dell’accettare e del ricambiare. Come hanno rilevato diversi studiosi, le relazioni attivate attraverso il dono influiscono sul benessere, fisico e relazionale, degli uomini: in proposito si è parlato di “qualità della vita” e di “capitale sociale” originato dalla rete di relazioni.
Le recenti trasformazioni di alcuni aspetti della vita associata (la mobilità, le migrazioni, la mutabilità del posto di lavoro, ecc.) hanno indebolito le reti sociali, mentre d’altro lato individualmente si ha più tempo per attività sociali gratuite. Il volontariato ha funzioni, più che assistenzialistiche, volte alla crescita delle persone (purché chi lo riceve ne comprenda il senso e lo accetti). Occorre andare oltre l’altruismo individuale, verso una nuova cultura della cittadinanza e pensare a un più ampio progetto che presuppone una formazione e un sistema strategico, e dunque una riflessione sui valori da condividere.
Dopo l’esplorazione della tematica fatta dai due relatori, è seguito il rastrellamento del terreno da parte dei valorosi gruppi di studenti (classe IV A del liceo classico a indirizzo socio-pedagogico) che hanno messo in rilievo particolari aspetti della gratuità da essi desunti attraverso le loro esperienze di studio e di vita.
 
                                                                          

Da “RisVeglio Duemila”, 21 gennaio 2006


PERCHE’ LA SOFFERENZA?
di Giuseppe Vincelli

Continuano le serate del Punto d’incontro “Ai cappuccini”
 

Perché la sofferenza? A questo tema è stata dedicata la seconda conversazione del ciclo “Leggiamo e parliamone insieme”, a cura del Punto d’incontro “Ai cappuccini”; il prossimo si terrà –sempre presso la Sala del Centro Missionario in via Oberdan 3, a Ravenna - mercoledì 8 febbraio e avrà per tema”Un futuro per noi?”
 Secondo il programma, si è fatto precedere la proiezione su schermo e la lettura di frasi degli Antichi, in particolare dei grandi poeti tragici greci, che nelle loro opere hanno prestato attenzione alle sofferenze che costellano – e costellavano – l’esistenza umana. Eschilo e Sofocle attribuiscono per lo più la sofferenza ad un castigo divino per colpa umana, individuale o ereditata. A fronte di tale sorte, l’uomo deve farsene una ragione, accoglierla con forza e affrontare coraggiosamente anche la morte.
Sono state poi proiettate immagini suggestive e commoventi, ricavate dall’attualità, sulle disgrazie che anche di recente hanno colpito l’umanità e di fronte a cui spesso non resta che la risposta della disperazione e della follia.
Padre Dino Dozzi, francescano e direttore del periodico “Messaggero cappuccino” e il dott. Francesco Medri, medico dello sport e esperto di medicina integrata, hanno esposto le loro considerazioni sulla sofferenza, ricavate da due osservatori particolarmente qualificati. Il punto di vista cattolico contempla immagini dolenti, come Cristo o Giobbe, che tuttavia non cedono al soffrire ma puntano al suo superamento attraverso la vicinanza al Padre e l’apertura all’amore e alla solidarietà con chi soffre. In virtù della Grazia, l’uomo può vivere il dolore e renderlo proficuo.
Anche il punto di vista del medico sottolinea l’assistenza e la cura del degente, in una percezione di questo che sia equilibrata tra corpo, pensiero e sentimento. Il dolore va concepito come segnale di squilibrio, da dominare attraverso la medicina e da comprendere nel pieno rispetto della personalità del sofferente. A volte il sopravvenire del male ci offre l’occasione di rivedere le nostre convinzioni e l’opportunità di integrare e migliorare la percezione della realtà.
I successivi interventi di alcuni liceali hanno colpito per la serietà e la profondità del lavoro svolto nelle classi. Le relative conclusioni sono state riferite in dettaglio, trovando sintonia con taluni argomenti presentati prima dai due relatori, come ad esempio la possibilità di crescita attraverso la sofferenza, l’invito a seguire e più fiduciosi  nel definire “come leggere le sofferenze altrui, l’esortazione a non dare peso eccessivo al male nell’ambito dell’intera vicenda vitale. In definitiva è parso che i presenti fossero” affrontare il male, piuttosto che nello scoprirne il “perché”.
“E’ meglio dare più vita agli anni che non dare più anni alla vita”.